Le “boules” valdarnesi e le Olimpiadi di Parigi

Una partita alla Bocciofila Ponterosso "Cesare Randighieri" di FiglineUna partita alla Bocciofila Ponterosso "Cesare Randighieri" di Figline

“I signori che non giocano sono pregati di parlare a bassa voce”. Si tratta di un monito sapientemente appeso sulle pareti di tutte le bocciofile valdarnesi. Per giocare a bocce ci vogliono silenzio e concentrazione, non si può distrarre il tiratore che rischia altrimenti di sbagliare la traiettoria immaginata lungo la pista di sughero. In teoria. In pratica succede tutto il contrario: continui commenti, brusii e incitamenti da parte degli spettatori assiepati lungo i lati del “pallaio”.

Quella per il gioco delle bocce è una passione genuina che in Valdarno nasce lontana nel tempo, prima della guerra. Era il passatempo dei contadini che si ritrovavano lungo le cosiddette “lame” dei borri tutti attorno a delle piste di terra, attentamente spianate dai “pallaioli”, che venivano irrimediabilmente stravolte ed abbozzate dal lancio delle sfere ancora fatte con il legno. Il gioco oggi si è spostato dalle campagne all’interno delle bocciofile, di cui esistono diversi centri in tutto il territorio. Figline, Castelfranco di Sopra, Matassino, Ciliegi, San Giovanni Valdarno (la bocciofila con più praticanti qui in Valdarno), Terranuova Bracciolini ed il Pestello, unite sotto il Comitato Valdarno Chianti insieme alle bocciofile chiantigiane di Gaiole e San Marcellino.

La specialità più diffusa in Valdarno è quella dello “struscio”, giocata su pallai dotati di sponde, con bocce di 13 cm di diametro e con l’utilizzo del “segno”, una striscia di gomma messa a terra da cui tutti i giocatori sono obbligati a lanciare. Uno sport complesso che, come si dice in gergo, bisogna “farci la mano”. Ci vogliono ore ed ore di partite per imparare; una discriminante quella del tempo che rende questo gioco molto praticato dai pensionati a discapito del ricambio generazionale. Sono pochi gli Under40 che si avvicinano alla pratica delle bocce, ma questo non significa che la disciplina negli anni non si sia evoluta. Se da sempre è stato considerato un passatempo per soli uomini, di recente tra Terranuova e San Giovanni Valdarno è stata formata una squadra rosa, completamente al femminile, e in breve tempo si assisteranno ai primi tornei di coppie miste.

Il gioco delle bocce piace e diverte, rappresenta un piacevole momento per conoscersi e fare gruppo. Uno spirito, unito anche alla apparente semplicità della disciplina, molto apprezzato dagli stranieri che quando vengono in vacanza in Valdarno e nel Chianti non disdegnano di cimentarsi in qualche tiro. Non a caso in Francia lo sport delle bocce è considerato sport nazionale, alla pari di calcio e rugby. Proprio per questo motivo, in vista delle Olimpiadi del 2024 che verranno organizzate a Parigi, è attualmente al vaglio la proposta per inserire lo sport delle “Boules” nel novero delle discipline olimpiche.

Roberto Bertoncini



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